Il vortice dei rifiuti del pacifico, la relazione di GreenpeaceThe Pacific Trash Vortex

Il vortice della spazzatura è un’area delle dimensioni del Texas nel Pacifico settentrionale, in cui troviamo una proporzione di circa sei chili di plastica per ogni chilo di plancton naturale, insieme ad altri rifiuti di lenta degradazione, la plastica soffoca pesci, mammiferi marini, e gli uccelli che rimangono spess presi in trappola. Alcune delle materie plastiche di questo circolo non si scompongono nemmeno nell’arco di tre generazioni.
Basta fare una passeggiata lungo una spiaggia in una qualsiasi parte del mondo per trovare a riva una quantità incredibile di buste, bottiglie e contenitori di plastica, pezzi di polistirolo, frammenti di rete e di copertoni che il vento e le maree trasportano a riva.
I rifiuti che invadono le nostre spiagge sono i segni più evidenti di un problema di più ampia portata. Questi prodotti, infatti, non si decompongono come accade ai materiali naturali. Il mare, il moto ondoso, il sole e l’abrasione meccanica riducono la plastica in minuscoli frammenti: ogni singola bottiglia di plastica può essere ridotta in così tanti piccoli pezzi da poterne mettere uno per ogni miglio di costa nel mondo. I rifiuti di plastica tendono inoltre ad accumularsi in quelle aree di mare dove i venti e le correnti sono deboli.
Una chiazza di rifiuti
Le correnti circolari del Pacifico del Nord subtropicale coprono un’ampia area, all’interno della quale l’acqua ruota lentamente in senso orario,.avvolgendosi in una lenta spirale. I venti sono deboli. Le correnti tendono a sospingere qualsiasi materiale galleggiante verso il centro del vortice. Ci sono poche spiagge su cui approdare in quell’area, e così i rifiuti stazionano al centro della spirale con una tale concentrazione che ci sono sei chili di plastica per ogni chilo di plankton: un’area estesa quanto il Texas piena di rifiuti, che ruota lentamente su se stessa. Questa zona è stata chiamata anche il “vortice
di plastica” o la “pattumiera asiatica”.
Potrebbe anche non sembrare un problema così grave, ma non è così. Purtroppo, i pezzi di plastica più grandi vengono spesso ingeriti da uccelli marini e da altri animali, che li scambiano per prede. Molti uccelli marini sono stati trovati morti con un tappo di plastica nello stomaco. Una tartaruga trovata morta alle Hawaii aveva migliaia di piccoli pezzi di plastica nello stomaco e nell’intestino. Si stima che ogni anno più di un milione di uccelli marini, centomila esemplari di mammiferi e moltissime tartarughe vengano uccisi dall’ingestione di plastica.
Bombe chimiche
I rifiuti di plastica sono inoltre delle vere e proprie bombe chimiche: assorbono molti dei più pericolosi agenti chimici inquinanti che si trovano disciolti nell’oceano. Un animale che mangia per sbaglio questi frammenti di plastica si trova quindi ad essere esposto ai composti chimici pericolosi concentrati su ogni frammento.
Il vortice del Pacifico del Nord è solo uno dei cinque maggiori vortici oceanici, ed è possibile che questo problema sia quindi presente anche in altre zone. Il Mar dei Sargassi, nell’Atlantico, è famoso per le sue correnti blande e alcune ricerche hanno evidenziato un’alta concentrazione di particelle di plastica nell’acqua.
Autostoppisti oceanici
La plastica galleggiante può turbare l’equilibrio dei sistemi marini anche in un modo molto singolare. I piccoli pezzi di plastica possono infatti fungere da superfici pronte ad essere colonizzate da vari microrganismi. Queste piante e questi animali vengono poi trasportati dalle correnti in habitat diversi da quelli originali. In questo modo questi “autostoppisti dell’oceano” invadono altri habitat.
Ovviamente, non tutta la plastica galleggia. Al contrario, il 70 per cento della plastica è più pesante dell’acqua e si adagia sui fondali. Nel Mare del Nord alcuni scienziati tedeschi hanno contato 110 pezzi di rifiuti per chilometro quadrato di fondale: 600mila tonnellate di rifiuti solo nel Mare del Nord. Questi rifiuti possono soffocare i fondali e uccidere le forme di vita che li abitano.
Il problema dei rifiuti di plastica è uno di quelli che deve essere affrontato con maggiore urgenza. Ciascuno di noi può fare la sua parte, cercando di evitare l’acquisto di prodotti che contengano parti in plastica e gestendo i propri
rifiuti in maniera responsabile. D’altra parte, occorre sensibilizzare i proprietari di barche, i gestori delle piattaforme e chi lavora nel settore della pesca sulle conseguenze ambientali che ha l’abitudine irresponsabile di gettare oggetti di plastica in mare.

The trash vortex is an area the size of Texas in the North Pacific in which an estimated six kilos of plastic for every kilo of natural plankton, along with other slow degrading garbage, swirls slowly around like a clock, choked with dead fish, marine mammals, and birds who get snared. Some plastics in the gyre will not break down in the lifetimes of the grandchildren of the people who threw them away.
The very thing that makes plastic items useful to consumers, their durability and stability, also makes them a problem in marine environments. Around 100 million tonnes of plastic are produced each year of which about 10 percent ends up in the sea. About 20 percent of this is from ships and platforms, the rest from land.
Take a walk along any beach anywhere in the world and washed ashorewill be many polythene plastic bags, bottles and containers, plasticdrums, expanded polystyrene packing, polyurethane foam pieces, piecesof polypropylene fishing net and discarded lengths of rope. Together with traffic cones, disposable lighters, vehicle tyres and toothbrushes, these items have been casually thrown away on land and at sea and have been carried ashore by wind and tide.
Part of our “Defending our Oceans” expedition in 2006 – highlighted the impact of the trash vortex in the Central North Pacific.
These larger items are the visible signs of a much larger problem.These big items do not degrade like natural materials. At sea and onshore under the influence of sunlight, wave action and mechanical abrasion they simply break down slowly into ever smaller particles.
A single one litre drinks bottle could break down into enough small fragments to put one on every mile of beach in the entire world. These smaller particles are joined by the small pellets of plastic which are the form in which many new plastics are marketed and which can be lost at sea by the drum load or even a whole container load. These modern day “marine tumbleweeds” have been thrown into sharp focus, not only by the huge quantities removed from beaches by dedicated volunteers, but by the fact that they have been found to accumulate in sea areas where winds and currents are weak.




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